HomeL'angolo ecletticoCome essere positivi e felici senza illuderci? Il bicchiere non è mezzo vuoto…

Come essere positivi e felici senza illuderci? Il bicchiere non è mezzo vuoto…

Immagine Come essere positivi e felici senza illuderci? Il bicchiere non è mezzo vuoto...

Molto probabilmente questo sarà l’ultimo nostro contenuto sulla questione del pensiero positivo. Crediamo che ormai l’argomento sia trapassato, e per fortuna ormai in molti si sono accorti delle falsità e dell’abbaglio. Se non hai mai letto la nostra opinione in merito ti consigliamo: La forza del pensiero positivo è una cagata pazzesca. Come essere felici e positivi senza illuderci allora? Se vuoi conoscere un nuovo aspetto della questione continua con la lettura.

E dopo l’ebbrezza che si fa?

Chi ha già masticato questo tipo di argomenti, chi li ha vissuti sulla propria pelle è al corrente della dinamica. In breve, il potere euforico donato dal pensiero positivo svanisce in qualche mese. A questo punto come si reagisce? La maggior parte delle persone, a questo punto, non accettano l’affievolirsi dalla sensazione euforica, e allora se la raccontano, forzandosi a vedere il positivo in ogni cosa anche se non provano più le stesse emozioni degli inizi. Di quando, a dire molti, hanno cominciato il loro percorso spirituale. Come se forzarsi a cercare il positivo, a essere positivi e felici sia un percorso spirituale.

Molti rimangono aggrappati a quell’abitudine anche se la realtà parla chiaro: “questo dolore allo stomaco non ha nulla di positivo, questo tradimento dalla persona in cui avevo più fiducia nemmeno”. Trovare il positivo, però, è una scappatoia dalla sofferenza quotidiana. Viene applicata una pellicola che non ci fa entrare in contatto coi nostri dolori, così da impedirne la comprensione. Falsare la realtà per la propria voglia di star bene non dovrebbe aver nulla a che fare con un sincero pensiero positivo. Tornerò tra poche righe sulla spiegazione di questo termine.

Come essere positivi e felici - Surrogato

Non confondere la vita con quel surrogato che oggi continuiamo a definire vita

Altre persone invece si accorgono della recita e abbandonano questa carnevalata. In questo caso il rischio è un altro: scadere nel cinismo, passare da un estremo all’altro. Dalla falsificazione estrema del tutto è rosa al tutto è una merda, la vita è una sofferenza continua, una punizione e via discorrendo.

Quando si cerca di essere forzatamente positivi e (quindi) falsamente felici come i modelli standardizzati dei monaci, santoni, maestri, personaggi che per la maggior parte esistono nell’immaginario New Age, si incorre verso un traguardo inevitabile. Parlo dell’odiare la vita in modo inconscio man mano che gli anni avanzano. Anzi, questo è anche il motivo del perché molti cercano consolazioni nei vari campi spirituali e religiosi.

Non dico che sia sbagliato riconoscere il marcio della vita inumana, attenzione però a non confonderla con la vita in generale, e pensare che quella attuale sia l’unica vita possibile. Questo è pericoloso perché si rischia di fraintendere tutto il quadro generale, come gira il mondo, la natura umana, la differenza tra le verità e la verità.

Accettare l’inadeguatezza senza scadere nel passivismo

Mai abbiamo cercato di consolare qualcuno o di attirare proseliti giocando sull’eccitamento momentaneo nei nostri discorsi, anzi, per la maggior parte il lettore si può sentire a disagio. Solo da quel punto può partire un concreto mutamento, un aumento della qualità della vita. Nel sentirsi dire ciò che si vorrebbe sentire, nella speranza di un mondo oltre al mondo non c’è spazio per l’azione, soltanto per il macinio infruttifero della mente. In merito a questo, ti lascio alcune righe dall’intervista che abbiamo fatto qualche anno fa a Enrico Manicardi, autore di Liberi dalla civiltà.

Anche la cosiddetta “spiritualità”, intesa come ricerca dell’Assoluto dentro di sé, non rompe con la mentalità civilizzata che ci hanno costruito addosso, e non mette certo in crisi la disponibilità ad accettare il mondo così com’è. Al contrario, esattamente come ogni altro credo, funge anch’essa da consolatorio strumento di adeguamento all’accettazione del mondo disamorato e triste in cui siamo costretti a vivere, e sancisce, attraverso l’illusione della fuga da sé (dalle proprie emozioni, dai propri sentimenti, dalla propria natura umana), la definitiva separazione tra spirito e corpo. In fondo, l’idea che attraverso l’acquisizione di una particolare conoscenza (segreta, mistica, esoterica, magica) sia possibile passare da una supposta condizione di “oblio” a uno stato di “piena e luminosa conoscenza”, è solo un passaggio ideologico della fenomenologia religiosa. E poco cambia se ad essere venerata è l’autorità di un Dio, quella di un suo luogotenente umano che se ne dichiara portavoce, quella di una Natura trasformata in oggetto sacro o quella di un capo di una setta minore. Gli inginocchiatoi sono patrimonio della Cultura, non della Natura. Così come lo sono gli staffili per fustigarsi, le chiamate all’auto-isolamento esistenziale e le pratiche penitenziali, espiatorie o di austerità (Enrico Manicardi).

La mistica, ossia la prospettiva di un ritorno dell’umano all’Infinito attraverso un itinerario ascetico o iniziatico, resta un’indiscutibile manifestazione della teologia; e il fatto che oggi, in epoca pop e New Age, essa sia stata capace di rigenerarsi mimetizzandosi coi colori laici del pensiero progressista, non cambia la sostanza della sua funzione. L’auto-annullamento non può mai considerarsi una sana via di uscita dal malessere esistenziale che c’infonde la civiltà. E se gli spacciatori laici di illusioni (che siano spiritualisti, cripto-ecologisti o deisti della natura) restano sempre spacciatori laici di illusioni, essere noi stessi a farci promotori della nostra alienazione fa solo cambiare il soggetto che agisce per la nostra repressione, non certo la condizione di alienazione stessa.

Come essere positivi e felici senza illuderci?

Tornando sulla questione del come essere positivi e felici, ricordo al lettore che l’essere positivi o, se vogliamo dire, ottimisti, è un effetto normale di una sincera condizione di felicità. Non è nell’obbligarsi a ricercare il positivo in ogni cosa che si diviene felici. Se una situazione è negativa, è negativa, falsarla in positivo mi allontana dall’esperienza. Vivere l’esperienza negativa con tutta l’anima è ciò che intendo con vero pensiero positivo. Pensare autenticamente in positivo è accorgersi che il bicchiere non è né mezzo pieno né mezzo vuoto, ma stupirsi della magnificenza dell’acqua al suo interno, della sua natura informe che però prende sempre una forma, della sua cedevolezza quanto potenza

Questo è pensare positivo! Mi piace sia la metà vuota che quella piena, e se non mi piace una metà, allora la butto dalla finestra! Almeno questo mi è piaciuto. Non devo accettare forzatamente le cose anche se sono in uno stato di accettazione quasi perenne, dove accolgo ogni cosa con facilità.

Se il ragionamento ti sembra avere qualche falla, ti consiglio di completarlo con l’articolo che ho suggerito all’inizio. Se invece vuoi conoscere la nostra posizione riguardo la spiritualità in generale, abbiamo linkato l’articolo relativo nel secondo link.

Ti chiederai ancora come essere positivi e felici? Saziati con le informazioni del Project Excape e soprattutto portale nella tua vita, in modo pratico. Vedrai che non te lo domanderai più. Il bicchiere non è né mezzo pieno né mezzo vuoto, ma è proprio un bel bicchiere.

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