HomeCreare la realtàIl significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità

Il significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità

Immagine Il significato dell'atarassia: desideri e felicità

Cosa si intende col termine Atarassia? Molte scuole di pensiero più o meno antiche e molti filosofi hanno dato il loro contributo al significato di questo termine. Si ricordano le influenze maggiori, tra cui quella di Democrito, Aristotele e di Epicuro.

Cos’è l’atarassia?

Cercando in rete si trovano alcune definizioni simili o meno legate tra loro, ad esempio: assenza di agitazione, imperturbabilità, aponia, una specie di apatia, la capacità di non essere toccati da nulla, la facoltà di guidare le emozioni a piacimento. Oppure, la liberazione dalle passioni, una sorta di pace imperscrutabile. Molti hanno anche associato il concetto di atarassia al raggiungimento della felicità.

Per me si tratta più un modo di essere, che può venir appreso ma non forzato, proprio per la sua radice “menefreghista”. In questa sede però, andremo a relazionare questo modo di essere con gli scopi che tutti noi ci prefiggiamo e desideriamo realizzare.

Diventare atarassico seguendo l’epicurismo

Dalla scuola di Epicuro si apprende che il desiderio è nientemeno che dolore, perché pone sempre i suoi occhi su quello che ci manca. Una persona che si lascia guidare dai propri desideri non può essere in pace, la sua vita è dominata dal dolore, perché raramente questi scopi divengono realtà. La felicità perfetta, immutabile, non può essere realizzata dalle soddisfazioni recate dai propri desideri, può essere garantita soltanto da un tipo di piacere stabile. E questo piacere non può essere frutto del raggiungimento degli scopi, ma dall’essersi risparmiati il dolore quando invece l’obiettivo viene mancato.

[quote author=”Epicuro”]Il culmine del piacere è la pura e semplice distruzione del dolore. [/quote]

Il concetto di Atarassia influenzato dall’epicurismo lo trovo molto ispirante e veritiero, ma ci sono degli aspetti che contrastano la mia visione. Non sono d’accordo quando si dice che il desiderio genera sofferenza, dovrebbe essere specificato che: il comune modo di desiderare provoca dolore, perché il vero atto di desiderare non implica alcun senso di mancanza. Ne ho parlato in Sai che il Buddha mi ha rivelato come realizzare I propri sogni.

Non credo poi che il perseguire l’assenza di dolore piuttosto che il raggiungimento dei desideri possa portare alla vera felicità. Questo stile schopenauriano (da Schopenauer) lo trovo un modo di vivere pennellato dalla saggezza, rispetto a quello comune, ma alla felicità perfetta e stabile non si giunge accontentandosi di qualche pennellata. La felicità non è apatica e sicura serenità, ma tutto ciò e ancor di più.

Ritengo invece assolutamente vero il guardarsi dalla pericolosità del desiderio (inteso in modo classico). Ossia il lasciarsi guidare dai propri obiettivi e pensare che essi possano donarci la felicità. Abbiamo visto nei numerosi articoli precedenti che raggiungere i nostri sogni non dona la vera felicità. Piuttosto è il contrario.
E dato che il sistema in cui viviamo ci rende inumani, ci depotenzia da tutte le nostre facoltà migliori, ci costringe a sprecare il nostro tempo in azioni illogiche e ci narcotizza per compensare a questi stress, raggiungere gli obiettivi diviene sempre più raro. Da qui possiamo sposare la causa epicurea che ci vede più a soffrire che a gioire nel tentativo di realizzare i sogni.

Il significato dell'atarassia

Atarassia stoica

Divenire atarassico secondo la concezione stoica invece, significa essere capaci di controllare le proprie pulsioni. Totalmente il contrario della scuola cinica di Diogene, che sguinzagliava ogni volere senza freni e senza curarsi delle circostanze. Ricordi l’articolo in merito? Te lo consigliamo perché in parte si accomuna alla filosofia del nostro progetto: Essere se stessi secondo Diogene il cinico.

Alcuni secoli dopo, il concetto di Atarassia verrà inteso come imperturbabilità, termine che mi ricorda molto la filosofia buddhista. Sarà sempre più associato alla felicità e a un comportamento pratico da allenare per consolidare un animo virtuoso. Su questi punti non posso che trovarmi in completa sintonia.

Non sarà che sei apatico?

Procediamo ora verso la centralità sostanziale di questo discorso. È fuori discussione che apprendere un comportamento atarassico, imperturbabile, in qualche modo menefreghista, dove non ci si lascia guidare dalle emozioni, può migliorare la qualità della vita.

Ora qualcuno mi risponderà con le usuali risposte “sì, ma non è facile. Ma non sono tutte rose e fiori. Giustissimo ma è molto difficile da fare perché… eccetera, eccetera, eccetera”. Leggere e sentire queste affermazioni mi ha annoiato molto in questi ultimi anni, perché questo tipo di atteggiamento verbale non fa altro che alimentare il proprio vittimismo e passività. Così si rischia, per l’appunto, di confondere l’atarassia con un comportamento apatico e passivo. Imperturbabile non significa passivo o depresso.

In particolar modo, desidero accostare questo modo di essere all’approccio coi propri obiettivi, da buon empirista quale sono. Perché credo che un comportamento atarassico sia una delle chiavi per raggiungere quello che più ci interessa.

Desiderio imperturbabile

Come abbiamo visto poco fa, il vero desiderio non implica alcun senso di mancanza, perché chi desidera in modo puro sa di poter avere ogni cosa e sa di non aver bisogno di nulla. Già da questa affermazione si odora un forte profumo di Atarassia, privata delle sue parti epicuree sull’assenza di dolore e speziata da un’aromatica calma, tranquillità e un’indifferenza derivata dalla consapevolezza di stare sempre bene in qualunque situazione. Questo però non preclude la possibilità di desiderare di più, o meglio, di ambire a qualcosa di diverso dalla situazione presente.

Tutto muta, anche i nostri desideri, però si può desiderare in modo imperturbabile solo quando siamo consapevoli che nulla ci manca, ma che nulla ci è precluso. Da quel punto si può cominciare a desiderare e a ottenere tutto ciò che si vuole.

L’organo pulsante di questo organismo chiamato desiderio non è rifuggire il dolore per adagiarsi in una comoda serenità, ma vivere ogni gioia e ogni dolore senza farci irretire da questi.

Non preoccuparti di dove arriverai, ma di come cammini

Ciò riesce facilmente quando il nostro scopo principale è il passo, e non la meta. Quando quello che ci importa veramente è vivere serenamente ora, essere liberi di poter scegliere la propria direzione e di creare, essere felici di essere al mondo. Ora, e non un giorno.

Quando il nostro scopo diviene stare bene ora, la concretizzazione di tutti gli altri scopi futuri avviene in maniera più efficace. E non sono canzonette né parole atte a consolarci, perché di questo ho fatto esperienza più e più volte.

Non dobbiamo assolutamente permettere che l’affanno e il desiderio di uno specifico risultato primeggino sulla qualità dell’istante, altrimenti, oltre che la qualità del momento, sabotiamo anche la possibilità di vedere realizzato il desiderio.

Come scrivevo nell’articolo sulla solitudine: è proprio quando non siamo più morbosamente attaccati alla speranza di avere successo che riusciamo ad accorgerci del mondo e a godere della sua compagnia. Quando godiamo del mondo siamo consapevoli, e quando siamo consapevoli scorgiamo la soluzione dei nostri desideri. Il più grande fondamento di quella teoria tanto fraintesa che si chiama legge di attrazione sta proprio nel divenire consapevoli che abbiamo tutto quello che ci serve a qualche metro dai nostri palmi. (Leggi le nostre due serie dedicate all’argomento se sei interessato: Gioca con la Realtà e Crea la tua realtà).

Il significato dell'atarassia - Ansia

L’ansia del denaro

Il nemico dell’atarassia però è sempre dietro l’angolo. L’ansia prolifica come un’infezione per colpa dello stile di vita moderno (che ho spesso messo in evidenza, forse anche troppo). 🙂 Queste ansie, o questo genere di emozioni similari, sono partorite quasi sempre dal motore che fa girare l’attuale sistema: l’economia. O per andare più a fondo: il denaro.

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Credo che la ricerca del denaro sia la marionettista delle nostre menti. Se ci auto-osserviamo non abbiamo idea di quanti pensieri e azioni sono direttamente o indirettamente collegati al denaro. Tutto questo non è, in molti casi, da associare a una smania di far soldi, all’avarizia o concetti sinonimi. Il fatto è che siamo tutti costretti a sopravvivere in un luogo inumano. E questo luogo funziona a monete, siamo ballerini che possono sopravvivere solo danzando: c’è una stanza vuota e un jukebox. Se non c’è musica non possono pagarci per le nostre performances, ma il nostro jukebox va a monete. Capisci?

E non voglio essere così ingenuo da consigliarti di lasciar perdere il denaro, perché viviamo tutti all’interno di questo sadico gioco dove la sopravvivenza è correlata al denaro; è indiscutibile.

Di denaro non ce ne sarà mai abbastanza, per nessuno, questo è garantito. Il sistema è strutturato a puntino, non fa una piega in questo. È risaputo che anche i più grandi miliardari di questo mondo non ne hanno ancora abbastanza, è il meccanismo economico, non c’è nulla da fare. Che tu sia povero, benestante o ricchissimo, se segui le regole del sistema non ne avrai mai abbastanza. La sensazione di scarsità monetaria sarà sempre sulle tue spalle a effondere ansia in ogni aspetto della tua vita. Cancellare le attenzioni dirette e indirette che diamo al denaro può diminuire di molto il nostro serbatoio dell’ansia, in modo da poter migliorare nel comportamento atarassico. Se vuoi scoprire come farlo o acquisire motivazione per farlo, ti consiglio un altro articolo.

[alert]Articolo consigliato: Attrarre denaro? Niente di più ridicolo.[/alert]

[quote author=”Andrea Di Lauro”]Smettetela di trasformare continuamente i vostri desideri in unità monetarie. [/quote]

Non mi importa più di tanto, sto bene così, se lo raggiungo ancora meglio

Tutto questo discorso che vuole collegare atarassia a desiderio mi ricorda molto l’argomentazione sull’importanza divulgata nel Transurfing. Più diamo importanza a un obiettivo più avremo paura di fallire. Più c’è paura più accresce l’ansia. Più siamo ansiosi e meno siamo consapevoli di ciò che abbiamo attorno; non vediamo le opportunità, i mezzi, le soluzioni, siamo cechi guidati dalle emozioni. E questo ci fa perdere tempo ed energia nei pensieri confusionari, nella lotta coi problemi.

Una persona che si ritiene atarassica invece è imperturbabile: se raggiunge l’obiettivo bene, se non lo raggiunge, bene lo stesso. Bene perché si sente bene, non ripone troppa importanza nell’obiettivo, cammina curandosi del singolo passo.
Il senso della vita di una persona che segue l’atarassia è vivere in modo pacato, dare sfogo alle passioni virtuose, non a quelle passionali in senso distruttivo o venefico.

In uno stato di pace non esiste desiderio, ma può esserci pace nell’azione di desiderare

Mi accingo alla conclusione col dire che questo modo di vivere non può essere garante della felicità reale, come alcune scuole filosofiche affermano. Secondo la mia opinione, pur essendoci delle cause tangibili che avvicinano alla comprensione e al conseguente raggiungimento della vera felicità, questa non dipende da nulla. Nel senso che l’unica vera causa della felicità è la felicità stessa. È lo stato normale e naturale dell’uomo puro e originale.

Si è visto che l’atarassia, questo atteggiamento d’imperturbabilità, può essere congeniale a realizzare i propri scopi, ma se questi eventi non possono donare la felicità stabile, allora nemmeno l’atarassia può farlo.

D’altro canto, mi sento anche di dire che, un sincero stato di felicità è molto simile alla “sensazione” percepita in questo comportamento atarassico.

[quote author=”Andrea Di Lauro”]La vera felicità raramente ci travolge lasciandoci al suolo senza fiato. È più simile a una compagna perenne che ci prende per mano per trasmigrarci a una diversa dimensione della vita.[/quote]

Sono simili, ma la loro natura è diversa

Felicità e atarassia sono molto simili, ma attenzione a non confonderle. Diciamo che l’atarassia assomiglia molto ad una certa serenità dell’animo, una pace a cui manca qualcosa per trasformarsi nella gioia di essere vivi.

Dal pensiero che abbiamo analizzato in questo articolo, si evince quindi l’errore di affannarsi per le cose, di struggersi per i desideri. Eppure è dagli albori di questo blog che consigliamo di andare alla Radice. Se le cose che desideriamo sono le foglie (un lavoro, la casa, l’anima gemella, la felicità), la radice equivale al nostro stile di vita. Non dobbiamo cercare le cose, ma lavorare e coltivare le giuste condizioni perché queste cose fioriscano. Curare la radice.

Allora… credi di aver capito cos’è l’atarassia e come divenire tu stesso un essere atarassico?

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