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Ascoltare il silenzio: la via per l’energia vitale

Immagine Ascoltare il silenzio: la via per l'energia vitale

[alert title=”” type=”default”]Ascoltare il silenzio: la via per l’energia vitale fa parte della base del Project Excape, La radice. Qui sono concentrati anni di esperienza, errori e tante soddisfazioni. Per rendertela così com’è ora ci sono volute settimane di duro lavoro. È qualcosa di cui pochi parlano, e abbiamo deciso di metterla a disposizione di chiunque. Trovi il contenuto di valore? Condividi l’articolo con i tuoi amici![/alert]Siamo giunti all’ultimo dei 6 fattori chiave per un alto livello di energia vitale. Non sai di cosa sto parlando? Comincia allora dall’introduzione alla Radice. Abbiamo visto negli scorsi articoli l’importanza di reperire energia vitale per mezzo di atti semplici che però sono diventati sconosciuti a causa dello stile di vita odierno. Abbiamo visto l’importanza di un’alimentazione consona a un alto grado di vigore. Quindi l’importanza di una corretta ossigenazione. Poi abbiamo visto come l’energia del sole fosse fondamentale, al pari del movimento fisico. Infine, eccoci qua con la capacità di ascoltare il silenzio. C’è uno strano comportamento inconscio che attanaglia le menti delle persone. Questo è fautore di un modesto ma incessante spreco di energia vitale.

Capitolo 10 - Ascoltare il silenzio: la via per l'energia vitale

Lo strano caso del secchio bucato

Tutti noi abbiamo bisogno dell’acqua. Pensando ad un secchio, se questo presenta un buco, anche piccolo, per quanto cercheremo di riempirlo il livello del liquido rimarrà sempre lo stesso. Se non continueremo a introdurvi acqua, il secchio prima o poi si prosciugherà completamente.

Questa breve metafora serve ad evidenziare ciò che succede a tutti noi ogni giorno. L’acqua è l’energia vitale, il secchio è il nostro organismo, mentre il foro è quel continuo brusio mentale che fa da sfondo alla nostra mente.

Il consumo energetico della mente

Tutti quei pensieri continui, quelle scadenze da ricordare, quei compiti da dover portare a termine, quelle preoccupazioni che logorano internamente prendono vita dalle pratiche a cui siamo costretti dal nostro ambiente sociale. Tutto ciò brucia senza sosta il nostro vigore. Da quando ci leviamo dal letto fino a quando ci ritorniamo, passiamo giornate inutili e passive. Questo viene amplificato specialmente quando nella mente ronzano solo fastidiose preoccupazioni. Ci sono persone che trascorrono la vita a preoccuparsi di eventi che poi nemmeno si verificheranno. Quand’è l’ultima volta che ti sei accorto di avere una mente silenziosa? E non sto parlando di meditazione, sia chiaro.
Quand’è stata l’ultima volta che se stato capace di ascoltare il silenzio?

Quello delle preoccupazioni sul futuro che verrà è un automatismo inconscio che sottrae energia ora dopo ora. L’uomo attuale è divenuto un tossicodipendente delle stimolazioni esterne. La sua mente è occupata a fagocitare informazioni di ogni sorta. Tutte le stimolazioni provenienti dai cinque sensi quindi (piaceri gustativi, tattili, visivi ecc.), soddisfazioni materiali (shopping), emotive, sessuali… In poche parole, la classica dipendenza del dover essere continuamente occupati e nel dover continuamente provare piacere, seppur tenue. Ho esposto un’interessante teoria sulla necessità che abbiamo di provare una dose giornaliera di piacere. Se sei interessato, la trovi nel sito che ce l’ha ospitata, Orientarsi tra piacere e dolore.

Ascoltare il silenzio non significa forzare lo stop mentale

Come la filosofia di questo progetto rispecchia sempre, la risposta non risiede nel forzare. Non devi cercare di focalizzarti direttamente sul brusio mentale e cercare di stopparlo. Sia per quanto riguarda l’alimentazione, il movimento fisico, il riposo, il respiro ecc. forzare non porta a nulla. Se non ci godiamo il percorso questo è destinato a concludersi brevemente. Non è fruttifero rinunciare, forzare le sessioni di movimento, cercare di cambiare il proprio respiro e, in questo caso, forzare uno stop mentale. Una mente può essere tranquilla anche quando è al lavoro. Il nostro obiettivo non deve essere una mente vuota dalla mattina alla sera. Quella forse, era la meta dei praticanti Zen o dei monaci eremiti.

Piccoli atteggiamenti per grandi risultati

La risposta è affidarsi spesso al silenzio, perché solo il silenzio riesce a richiudere il foro del secchio. Esistono due tipi di silenzio: quello comune, ovvero dato da un’assenza di suoni, e quello interno. Per intenderci meglio il secondo lo potrei chiamare silenzio mentale o silenzio dell’anima.

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Per giungere al silenzio interno sono indispensabili, almeno nel primo periodo, dei ritagli di tempo dove è presente un silenzio fisico, un’assenza di suoni fastidiosi. Mi viene in mente l’esempio del bosco, ambiente pregno di rumori ma pervaso dal silenzio. Capisci cosa sto cercando di trasmettere?
Ascoltare il silenzio e i pochi messaggi che possono nascere da esso diviene un atto più semplice e sincero se fatto in luoghi simili.

Questa pratica deve procedere giorno dopo giorno e diventare un’abitudine. Attenzione però, deve essere sempre priva di forzature. Concedersi dei piccoli spazi giornalieri per affidarsi alle parole del silenzio, sia esteriore (assenza di suoni fastidiosi) sia a livello interiore (mente calma, anima in pace).

Il silenzio è lo strumento che va a tappare il foro

Può sembrare un argomento abbastanza astratto, ma credimi, se ti affiderai spesso al silenzio eviterai di sperperare l’energia vitale in pensieri futili e inutili. È solo in uno stato di silenzio interno che finalmente cominciano a emergere i veri pensieri (che io definisco “propri”). Sono quei pensieri che non prendono vita dai contesti sociali in cui siamo sempre immersi. Tutti gli altri nascono dalle stimolazioni che provengono dall’esterno, dal nostro luogo innaturale, che sovente ci portano verso mete che contrastano con i nostri veri desideri.

È illogico stivare energia vitale per poi lasciarla dissipare da automatismi fuori controllo, non credi?

Migliorare nei precedenti fattori connessi all’energia vitale, renderà una mente più silenziosa, che non significa addormentata o meno attiva. Sappiamo tutti come il nostro stato interiore sia connesso al nostro ritmo respiratorio e viceversa. Digestioni leggere non ti faranno cadere nel classico stato di intorpidimento dopo i pasti. Un sano movimento fisico rischiarerà la mente e farà effluire lo stress mentale. Stessa cosa vale per un buon riposo, che nel “lavoro” notturno riallinea e assesta ogni incongruenza mentale. Prova poi a rimanere 30 minuti sotto i raggi solari senza preoccuparti di fare alcunché e dimmi se non sperimenterai dei veri e gradevoli stati di silenzio mentale. Se la capacità di ascoltare il silenzio non diverrà più semplice e normale. Ogni miglioramento si ripercuoterà sugli altri campi energetici finora discussi.

[quote author=”Andrea Di Lauro”]Non hai idea di quante cose può rivelarti il silenzio.[/quote]

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4 commenti su “Ascoltare il silenzio: la via per l’energia vitale”

  1. Bell’articolo, con cui mi trovo molto in sintonia. Quello del brusio mentale è un problema antico quanto l’uomo, forse, se pensi che già Patanjali – quello dei sutra, vissuto si crede tra il II e il V secolo – poneva come obiettivo centrale del Raja Yoga la liberazione dai pensieri inutili, che definiva scimmie dispettose (vritti). Sicuramente il nostro modo di vivere attuale favorisce il brusio inconsapevole, ma non ne è la causa prima. Conoscere se stessi e capire come si funziona è alla base di ogni migioramento, secondo me. 🙂

    1. Andrea Di Lauro

      Ma quando conosciamo noi stessi, non lo facciamo sempre in un determinato ambiente che detta il nostro modo di vivere?

        1. Andrea Di Lauro

          Forse esula un po’ dal mondo dello spazio/tempo, sì, ma secondo la mia visione, siamo qua a conoscere noi stessi con tutta la nostra parte materiale e invisibile, che sono la stessa cosa. Siamo noi che vogliamo dividere per cadere nell’errore di dare meno importanza alla parte concreta, o al contrario, a quella astratta. La divisione non è che un utile illusione, utile nel senso che permette di comprendere l’unione. Più che altro siamo stati cresciuti da un sistema occidentale/positivista che canzona l’invisibile quando non lo nega apertamente, dunque è anche logico affidarsi un po’ di più all’astratto. Il rischio è sempre quella di saltare da una sponda all’altra quando la verità naviga all’interno del fiume 🙂

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