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La storia di Alessandro

Immagine La storia di Alessandro

Dopo più di un anno dalla nascita del Project Excape io e Andrea abbiamo deciso di presentarci meglio. Chi ci segue già da qualche tempo avrà capito che Andrea è la persona si occupa dei contenuti, mentre io (Alessandro) ho la responsabilità di confezionarli come si deve. Fatta questa breve premessa, la nostra idea ora è quella di far partire una rubrica dedicata a raccontare storie di gente comune che, nel loro piccolo, stanno compiendo dei passi concreti nella ricerca della loro felicità. Non vogliamo portare alla tua attenzione le vicissitudini di personaggi famosi e, diciamocelo, quasi sicuramente irraggiungibili. Non ti vogliamo motivare. Vogliamo solo farti vedere che trovare la felicità si può, che ognuno ha il suo modo e che, soprattutto, anche le persone comuni, come te e me, possono trovare la loro strada. E come partire, se non raccontandoti un po’ di noi? Oggi tocca a me.

Quello che non sono

In questo articolo non voglio raccontarti le vicende della mia vita che mi hanno portato ad essere una persona fantastica e, soprattutto, arrivata. Il motivo è tanto semplice quanto scontato: non sono ancora arrivato da nessuna parte (fantastico invece lo sono sempre stato ;P ). Non ho una storia particolare alle spalle, non ho vissuto situazioni al limite che mi hanno aperto la mente, non ho un passato difficile e ho avuto tutto l’affetto familiare di cui un bambino dovrebbe disporre. Ah, e dato che va tanto di moda, non sono uno che ama particolarmente viaggiare. In poche parole, sono una persona comoda, abbastanza pigra e introversa. Non che mi ritenga timido, al contrario. Semplicemente amo passare del tempo da solo con me stesso.

Sono sempre stato così, fin da piccolo, quando preferivo disegnare e giocare con i lego da solo piuttosto che andare a giocare nei boschi con gli altri bambini. Insomma, nessuno scriverà un libro su di me raccontando delle mie gesta.

Quello che sono

Quello che sono è, ovviamente, legato al mio passato. La famiglia di mio padre è sempre stata fortemente di sinistra, legata al senso di uguaglianza e del lavoro. Mia madre invece ha ereditato forti radici cattoliche, del tipo a messa tutte le domeniche e preghierina prima di dormire. Partendo da questi due contrapposti, sono cresciuto con ideali fortemente pragmatici da una parte e permeati di spiritualità dall’altra. Qui ci sarebbe molto da dire, ma posso fare comunque a meno. Il risultato è stato un ragazzo ribelle, ma neanche tanto. Lettore vorace, soprattutto dai 17 anni. Curioso di conoscere, di sperimentare e poi di abbandonare la sperimentazione, una volta constatati i primi risultati.

Libertà e felicità

L’anarchia

La mia indole ribelle ha dato un sapore agrodolce alla mia esistenza. Essere contro quello e questo, parteggiare per i più deboli, trovare il marcio nel sistema ed essere vincolato a qualcosa non deciso da me mi ha sempre fatto vivere con un peso addosso.

Sia chiaro, non sono uno di quelli che si immola per la causa. In caso di pericolo metterei in salvo prima la mia pellaccia, non farei l’eroe perché non lo sono. Poveri quelli che si sono immedesimati in questo personaggio. Ancora, non farei guerriglie urbane né tanto meno parteciperei a cortei vari. Non sono un attivista. Come già detto, sono una persona comoda e che vuole rimanere tale. La mia vita è unica ed inimitabile, sacrificarla per un bene più alto secondo me è stupido per due motivi: il primo, perché contempla un sacrificio, e il secondo, perché non esiste un bene più in alto del mio medesimo.

In questo contesto si è inserito il concetto di anarchia, ma l’anarchia vera, non quella propugnataci dai media. Non reazionari con la spranga in mano (funzionali al sistema), ma anarchici veri, e cioè persone che semplicemente rifiutano il concetto stesso di autorità. Col passare degli anni, infatti, ho scoperto che il mio bisogno di ribellione nasceva sempre dalla stessa causa: il rifiuto costante di tutto ciò che avesse un valore gerarchico e autoritario. Dalla scuola alla famiglia al mondo del lavoro, l’uomo è permeato da persone più in alto di lui che gli dicono cosa deve fare e come deve vivere.

Il lavoro, l’amore, la famiglia

È in questo contesto che ho deciso, una volta laureato, di aprire la mia partita IVA, piuttosto che andare a lavorare sotto padrone, perseguendo i sogni di altri con la promessa di vitto e alloggio. È sempre per questo che sono alla ricerca di quello che voglio fare nella mia vita, nonostante questo implichi il fatto che viva ancora a casa, da perfetto mammone, e debba a volte ancora cimentarmi con questo mio stato.

Per me confinarmi in uno spazio angusto per tutta la mia esistenza, alle dipendenze di qualcuno che mi imporrà il suo volere per almeno 40 anni, è il peggior augurio che una persona possa farmi. Sarebbe la mia morte, sia fisica che mentale. Ed è per questo che poco mi importa di ciò che pensa la gente di me. C’è stato e ci sarà qualcuno che mi darà del fallito, che mi spronerà a sistemarmi o a lasciar perdere i miei progetti, perché tanto finiranno come tutti quelli passati.

La famiglia spinge in un senso, il gentil sesso in un altro, ma c’è solo un pensiero nella mia testa, sempre: la mia felicità. Non sono disposto a barattarla con niente altro. In questo senso sono molto fermo. Ho giorni buoni e meno buoni, ma tutti contribuiscono ad aggiungere un tassello verso la mia felicità. Come penso tu sappia, noi del Project Excape diamo un valore alla felicità diverso dal comune. La ricerca della felicità non è il fine ultimo, è solo un punto che noi fissiamo. Ciò che conta è il viaggio che facciamo verso questo punto, consapevoli che, essendo esso semplicemente un’idea, in realtà mai lo raggiungeremo. Il punto in se serve semplicemente come un faro nella notte. I momenti che passiamo su questa Terra sono i veri indicatori della nostra felicità. Stai facendo quello che serve per essere felice ora?

Liberarsi dal peso, cioè togliersi le maschere

Nonostante le mie scelte, la risposta a questa domanda è rimasta, per troppo tempo, una bruciante negazione. Sapevo quello che non volevo, e questo mi gettava troppo spesso nella rincorsa di cose che credevo utili nel breve termine, ma che abbandonavo quasi immediatamente. In questi periodi venivo preso dallo sconforto, sconforto che immancabilmente lasciava strada a giorni di completo far niente, cullandomi nella mia stessa depressione. Sentivo il peso del fallimento, perché è quello che sei, secondo questa società, quando non ti adatti a fare quello che tutti fanno.

La soluzione era semplice da capire ma estremamente difficile da attuare. Dovevo liberarmi delle mie maschere. Dovevo liberarmi dei miei autoconvincimenti, dei momenti in cui me la raccontavo, di quando vestivo le vesti di un personaggio in modo inconsapevole.

Cosa significa tutto questo? Significa smetterla di martoriarsi con tutte le seghe mentali del vivere moderno. Ho trent’anni e sono ancora a casa con i miei. Sì, e allora? Ho rifiutato dei posti di lavoro pagati anche bene, perché non riuscivo ad immaginarmi ad entrare in un ufficio alle 8, per uscire alle 20 (questa è veramente una proposta che ho ricevuto, giustificata dal mio possibile-futuro-capo con se sei ambizioso qui farai soldi e carriera). Non me ne frega niente se c’è gente che sputerebbe sangue per un posto come quello. Io ho la possibilità di scelta e scelgo. La mia ragazza mi lascia perché non sono ancora sistemato? E vabbé, la vita gira attorno a me, mica a lei.

Capisci ora dove voglio arrivare? Bisogna lasciar cadere tutto il superfluo. Relazioni limitanti, lavori estenuanti, amicizie di convenienza. Lo so, non è facile. Ma concettualmente lo è. Capirlo e averne consapevolezza è già una cosa grandiosa. Per attuarlo hai tutta la vita, ma il solo atto di provarci inizia a renderti le giornate diverse, più vere, consapevoli e di conseguenza felici. Finalmente, a quella domanda fastidiosa, ogni tanto ora potevo iniziare a rispondere di sì.

La nascita del Project Excape

È in questa fase della mia vita, permeata da una nuova consapevolezza, che nasce il Project Excape. Per quanto possa sembrare che viva alle spalle di altri (ed è così), sono sempre alla ricerca di una svolta, di qualcosa che mi renda completamente indipendente. Dato che la mia indipendenza non può passare attraverso il lavoro sicuro, che di sicuro ti assicura solamente la morte (mentale), ho iniziato a vagliare varie possibilità di rendita consone a ciò che amo fare veramente. Se prima mi appassionavo a tante cose, lasciandole poi sfumare dopo poco tempo, ora ricercavo quella singola cosa che mi avrebbe appassionato per tutta la vita. Andrea mi ha aiutato a vedere meglio questo percorso, ed insieme abbiamo poggiato il primo mattone della nostra nuova strada: il Project Excape.

Voglio concludere con un piccolo avvertimento. Né io né Andrea siamo arrivati. Lo scopo nostro non è questo. Quello che vogliamo è semplicemente percorrere i nostri passi in totale felicità. Per questo non siamo maestri né guru. Non siamo illuminati, tutto qui. Personalmente continuo a ripetere errori su errori. Tutte le belle cose in cui credo, formate nel tempo e in cui ripongo veramente una grande importanza, poi nel lato pratico non sempre le rispetto. Anzi. Ma il bello di riporre le maschere è proprio questo. Chissenefrega. Non siamo qui per essere perfetti, ma per avere la consapevolezza di non esserlo. Capito la differenza?

FINALMENTE È ARRIVATO

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