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A cosa serve la filosofia? Te lo spiega un ignorante

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La filosofia è una cosa strana, non per la sua intrinseca natura, quanto per la sua molteplicità d’interpretazione. Ho sentito molte opinioni in merito. Per qualcuno la filosofia è una forma astratta di attività che niente ha a che fare con la realtà concreta, o che comunque gli è molto distante. Per altri è una disciplina umanistica connessa prettamente allo studio dei maggiori pensatori, e quindi della storia della filosofia. Per qualcun altro fare filosofia è alla base di qualsiasi comportamento pratico. Dunque che cos’è, ma soprattutto, a cosa serve la filosofia?

Premetto che il discorso che seguirà sarà un mio personale modo di intendere questo termine, e che non vuole assolutamente sdoganare le definizioni di persone ben più preparate e competenti di me.

Io, in fin dei conti sono, scolasticamente parlando, un ignorante. Non detengo nessun titolo riconosciuto in merito a questa materia, e non pretendo nemmeno che la mia opinione sia considerata più autorevole di altri. Il mio intento, usando questo mezzo, è quello di divulgare una mia opinione, in merito a come io intendo il fare filosofia.

Concetti apparentemente inutili

Parmenide disse: “ciò che è è, ciò che non è non è”. A mio avviso, queste parole esistono solo perché esistono le parole. Non che il nostro filosofo non avesse ragione, ma questa ragione non ha motivo di esistere, o meglio, di essere detta. Questa frase può rappresentare quella dicotomia, quell’incongruenza nel tentare di comprendere la natura filosofica. Non c’è niente di più vero, ciò che è è, ciò che non è non è. Ok, d’accordo, ma in un certo senso è come dire che il bianco è bianco, il nero è nero e non può essere bianco. Va bene, ed ora che lo so, cos’è cambiato?

Stiamo parlando di una finezza che in sé non serve a nulla, eppure, questo tipo di pensieri e concettualizzazioni (non soltanto questa) possono essere indispensabili alla maturazione mentale. Una necessaria maturazione dell’individuo è, senza dubbio, indispensabile al raggiungimento di quella stabilità che qualcuno chiama serenità, o felicità (o, parlando d’altro, raggiungere una visione di completezza, avvicinarsi al quadro generale delle cose, sempre dal punto di vista umano). Non mi sto certo riferendo a una specie di teoria del tutto (universale), che abbia la presunzione di universalità, per questo ho specificato: “dal punto di vista umano”.

A cosa serve la filosofia? Una domanda a cui non ho mai voluto rispondere

Per continuare, qualcuno potrebbe ritenere la filosofia come qualcosa di cui se ne può fare tranquillamente a meno, una superflua masturbazione mentale. Per altri potrebbe essere la stessa essenza della vita umana, che sia però umana e non trasformata in una vita prettamente bestiale.

A mio avviso, per districare almeno un po’ questa divergenza di vedute, o forse per trovare un collante sotto forma di aforisma: il termine “filosofia” dovrebbe essere bandito, ma non la filosofia!

Quest’ultima frase credo che possa venire compresa in maggior probabilità da un filosofo che, come vedremo tra poco, è quella persona che sa come pensare.

Mi ripeto, non ho alle spalle nessuna formazione se non poche letture intraprese da autodidatta, e perciò chiedo alle persone competenti di avere pazienza, di non paragonare queste righe alle loro conoscenze, trattandosi di una mia visione per quanto possibile incontaminata da definizioni accademiche. Mai sono andato a studiarmi lo scopo o il significato della materia in questione, né dal punto di vista etimologico, né di altri approcci similari, né tantoméno quale sia la sua utilità. La classica domanda a cosa serve la filosofia ricordo di averla più volte letta o sentita. Mi è, però, sempre parso stupido cercare di dare una risposta a me stesso, dato che non ne sentivo alcun bisogno.

Forse c’era da aspettarselo

Sinceramente non so perché mi sia ritrovato, a trent’anni suonati a leggere certe volte di quel filosofo o di quel pensatore. Forse si tratta di un naturale svolgimento di un percorso che aveva già preso un’impronta introspettiva. Mi riferisco a quel bambino di otto anni che leggeva alcuni versi del Tao Te Ching, di Sun Tzu, o della filosofia Zen. Quel bambino che veniva affascinato precocemente, nei suoi giochi marziali, più da ciò che c’era dietro a un colpo, a una mossa, a un movimento rispetto che al movimento stesso. Affascinato, dunque, più alla radice che alle sgargianti foglie. 😉

Articolo consigliato: Mushin: tecnica segreta o saggezza millenaria?

Sarà per questi e altri motivi che ritengo il fare filosofia d’importanza vitale, ma c’è da comprendere che questo modo di vedere la materia può essere assolutamente diversa da quella di un altro. Vorrei portare al lettore un breve riassunto che ho scritto tempo fa nel mio prezioso taccuino di frasi, riflessioni ecc.

Ai così detti “filosofi” di oggi, ma anche di ieri, piace complicarsi la vita con le parole. Compito del filosofo è imparare a pensare, così da giungere all’essenza delle cose in modo sincero, non quello di trastullarsi coi colori delle foglie dimenticando la radice. Il filosofo invece è colui che possiede un maggior grado di consapevolezza, che gli consente una capacità di pensiero per valicare le apparenze e giungere all’essenza delle cose.

A cosa serve la filosofia - Saper pensare

Cosa significa saper pensare? La risposta di Emerson

Qual è allora l’essenza della filosofia, a cosa serve? Di certo non a complicarsi la vita, di certo non a farsi le seghe mentali e a mostrare agli altri quanto siamo arguti (a parole). Secondo me un filosofo si distingue da un individuo “normale” perché sa pensare… ma che significa saper pensare?

Potrei riassumere l’intero discorso facendo uso di una frase di R. W. Emerson, filosofo trascendentalista del 19° secolo. Questo ritengo essere uno dei principali messaggi che dipana l’infinito ciarlare e giunge all’essenza di quello che potrebbe essere la filosofia.

Di metodi ce ne sono mille ma i principi sono pochi. Chi afferra i principi è in grado di scegliersi i metodi (R.W. Emerson).

Capite l’illuminante risolutezza di questa frase? Afferrare quei pochi principi che ci rendono persone capaci di pensare, per poi riuscire a utilizzare metodi diversi in relazione a periodi diversi. Il discorso potrebbe sembrare un po’ criptico ma non lo è affatto. Conoscere i principi significa essere vicini alla verità, al quadro generale. Significa conoscere come gira il mondo degli uomini, quello della società. Significa conoscere come funziona l’essere umano, la sua essenza morale, la sua mente, e la differenza di come egli si comporta nel mondo sociale e nel mondo naturale.

Significa anche conoscere i principi del vasto mondo naturale, entropia e sistemi complessi quali sono gli esseri viventi (questo è un discorso più complicato e che merita uno spazio a parte).

I principi sono connessi allA verità, mentre i metodi allE verità

Quando si conoscono i principi della vita e del mondo, possiamo dire di essere vicini alla Verità, il nucleo immutabile del tutto, poche regole universali da cui tutto prende forma. I metodi invece, possono essere tradotti come Le verità, che non è La Verità. Le verità mutano nel tempo e in base alla situazione, una cosa vera oggi può non esserlo tra 50 anni. Ma La Verità è immutabile. Per capire meglio la questione consiglio l’articolo: Cos’è la verità assoluta? La saggezza dell’acqua.

Tornando a noi, quando possiedi la conoscenza dei principi allora sei in grado di prendere ogni decisione della tua vita in modo rilassato ed efficace… e direi anche in modo distaccato, componente che aumenta la probabilità di scegliere percorsi a noi affini. Di metodi ce ne sono mille, sono come le foglie… in confronto, le radici hanno un numero davvero esiguo, e questi sono i principi.

Ora, la domanda lecita del lettore potrebbe essere: quali sono questi principi? Oppure: perché tutto questo spiegone quando poi non ci parli dei principi? Il fatto è che ci vorrebbe un intero libro per spiegare i principi, inoltre non credo nemmeno di essere in grado di poterli spiegare. O meglio, potrei anche riuscirci, ma si tratterebbe di un lavoro mastodontico che ora come ora non intendo intraprendere. Tuttavia, una parte dei pochi principi riguardanti la funzionalità dell’essere umano credo di averli già divulgati nella prima serie di questo progetto: la Radice.

La filosofia è la connessione dei principi. non i principi stessi

Per ricapitolare, afferrare i principi ci rende dei veri pensatori, ma per afferrare i principi dobbiamo essere capaci di pensare. Se siamo in grado di pensare siamo in grado di scegliere, e dunque di agire. E più agiamo nel modo giusto, più siamo in grado di pensare. È sempre la solita questione tra azione e pensiero che si autogenerano e si autoinfluenzano.

A questo serve la filosofia. A cosa? Non certo a giocare agli eruditi. La filosofia è uno dei pochi “strumenti” per imparare a pensare, forse il maggiore. Potrei dire che la filosofia non è una materia, un qualcosa che si studia, ma una caratteristica intima dell’uomo, una sua espressione.

Studiare Kant, Platone, Agostino o Hume quindi, non deve essere un rinforzo alla propria masturbazione mentale, un qualcosa da imparare e ripetere, no! Studiare il pensiero di altri è indispensabile ad accrescere la nostra versatilità di pensiero. È utile ad accrescere ad esempio il vocabolario, che serve a comprendere porzioni di realtà che prima erano distanti, sconosciute. Venire a conoscenza di una teoria, ad esempio, serve ad andare a comporre quel pezzo mancante del puzzle della realtà. E non sto parlando di misteri esoterici o millantando misticherie ancestrali, poiché la verità è sotto gli occhi di ogni individuo, seppur velata dalle apparenze.

Non sono tanto utili i principi in sé quanto la capacità umana di connettere gli stessi principi. In una situazione di isolamento anche i principi maggiori sono inutili, se si cerca una visione completa. Parlo di quel collante che, come dimostra uno dei principi universali maggiori, tutto unisce in modo ordinato. Sempre per approfondire consiglio: Differenza tra innamoramento e amore: qual è lo scopo di queste due forze?

Dubbio, attrazione, connessione…

Purtroppo la mancanza di energia vitale, frutto di uno stile di vita inumano, assieme alle distrazioni da ciò che conta, rendono sempre più distante il percorso che porta ai principi, anche se, d’altro canto, viviamo in un’epoca fantastica, dal punto di vista della facilità con cui possiamo reperire le informazioni.

I metodi classici sono figli degli automatismi tecnologici, il sistema scolastico è sempre più robotizzato, lontano dal funzionamento umano. Siamo sempre più simili a linee rette parallele tra loro e meno a linee che si intersecano tra loro formando delle reti, delle connessioni tra rette.

Se stiamo apprendendo informazioni di qualsiasi genere e di conseguenza stiamo acquistando sicurezza, significa che non stiamo imparando un bel niente. Lo studio serve a far crescere il dubbio, che è indispensabilmente utile allo sviluppo di un pensiero critico il più possibilmente incontaminato da fattori esterni. Quando c’è dubbio c’è attrazione per l’ignoto, quando la forza attrattiva ci porta a conoscere un principio si forma una connessione, quando i vari principi si connettono ci avviciniamo a una visione di completezza (ricordo nuovamente, una visione sempre per quanto riguarda la zona umana, non certo universale).

La conoscenza non è un percorso lineare di accrescimento di contenuti

Questo significa raggiungere quel grado di maturità che ci rende persone capaci di pensare. Non significa conoscere argomenti in modo sterile. Al contrario, significa conoscere argomenti per divenire in grado di pensare. Non è un riempire il vaso per raggiungere il culmine, non esiste nessun culmine. Si tratta di riempire il vaso mentre viene svuotato dalle ignoranze, dalle apparenze.

Se gli argomenti sono la terra, dobbiamo essere in grado di miscelare i giusti minerali e l’acqua in modo che riesca, dal seme, a germogliare la pianta. A quel punto siamo vicini ai frutti.

Fare filosofia serve a essere in grado di pensare. La natura della vita sta nell’estrapolare dal momento l’azione che maggiormente si adatta a esso. Ogni istante ha la sua verità. Ma l’eternità possiede un’unica Verità immutabile a cui tutto ubbidisce.

A cosa serve alla fin fine la filosofia? Te lo dice un ignorante. Serve a capire qual è il più grande problema dell’esistenza umana, ovvero trascorrere l’intera esistenza a risolvere problemi.

Articoli consigliati: Essere se stessi secondo Diogene il cinicoSveglia, la felicità non esiste! È solo biochimica.

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2 commenti su “A cosa serve la filosofia? Te lo spiega un ignorante”

  1. be sei un EROE…..e detto con sincerità, hai cercato di promuovere quello che realmente sei e avresti voluto divulgare,ma non è facile e durissima ,ma sai perchè. Perche credo che un pensiero così profondo sia non difficilissimo …ma titanico e credo che la tua visione sia profonda e giusta,ma non è facile no… non è per niente facile in questo marasma globale,e poi il tuo pensiero ,CHE è TUO personale ,intimo profondo,non è replicabile perche solo tu hai questa tua intima e profonda visione (non frainterdermi, quando dico tua e perchè ognuno vorrebbe arrivare li ma sono le strade diverse e molto diramanti) ci siamo sentiti una volta al telefono e comunque mi sarebbe piaciuto approfondire con te varie cose ,e comunque l’invito e sempre valido quando hai tempo e se vuoi ti aspetto per due spaghi insieme e per raccontarci, un abbraccio

    1. Ciao Narcisio, mi ricordo la chiacchierata… Capisco benissimo il tuo discorso, non a caso delle volte ho detto e scritto di come sia essenziale personalizzare i contenuti alla propria situazione. Il Project Excape infatti contiene delle parti che secondo me andrebbe seguite pedissequamente, ma il grande contenuto va di certo personalizzato. Attingere un po’ qua un po’ la e farlo proprio.
      Magari verso primavera faccio un salto in moto dalle tue parti 😉

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